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Harae
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mwawmwbaHarae o mwbqmwbgharai (mwbw祓はらい?, mwcaharae, trad.: purificazione)cite-ref-1[1] è il termine usato nello mwdqshintoismo per indicare i mwdgriti di purificazione volti a rimuovere o allontanare impurità fisiche (mwdwmweakegare) o morali (mweqmwegtsumi), sventure e disgrazie che ostacolano o impediscono la comunione con i mwewmwfakami.cite-ref-2[2]cite-ref-21-3-0[3]
Sono comunemente usati come agenti purificanti l'acqua, il sale e una bacchetta chiamata mwhgmwhwōnusa o mwiaharaegushi, composta da mwiqstrisce di carta, che un monaco scuote con movimenti rituali su una o più persone, un oggetto, un luogo da purificare.cite-ref-4[4]cite-ref-5[5]
I rituali purificatori vengono eseguiti all'inizio delle cerimonie religiose shintoiste, prima di entrare in un tempio, iniziare una festa o una cerimonia religiosa.cite-ref-20-6-0[6]
Contents
• Storia
• Misogi
• Shubatsu
• Oharae
• Note
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Storia
Nel VII secolo il termine mwoqharae 祓 aveva un doppio significato: indicava una forma di risarcimento, di espiazione legata ad un danno commesso (definito con il termine giuridico mwogtsumi) e una forma di esorcismo avente per fine l'espulsione di qualcosa di malvagio o demoniaco.cite-ref-82-7-0[7]cite-ref-8[8]
Nel corso dell'VIII secolo mwraharae venne gradualmente assimilato al concetto di mwrqmisogimwrg (禊?).cite-ref-9[9] Quando i due concetti si fusero durante il mwswperiodo Heian, presero il significato di rimozione meccanica dell'impurità/colpa, a prescindere della loro designazione come mwtatsumi o mwtqmwtgkegare.cite-ref-82-7-1[7]
Tipi di rituale
L'mwvqharae può essere praticato in diversi modi, da singole persone o da addetti al culto, all'inizio di un rituale o di una cerimonia. La pratica più comune consiste nel lavaggio simbolico del viso e delle mani con acqua (mwvgtemizu) all'ingresso della visita di un santuariomwvw, nello scuotimento, accompagnato da preghiere, di un bastone cerimoniale chiamato mwwaōnusa o mwwqharaegushi da parte di un monaco shintoista,cite-ref-10[10] in cerimonie di purificazione o di allontanamento di possibili cause di sventura (come nel mwxgmwxwJichinsai, la cerimonia di posa della prima pietra di una costruzione),cite-ref-11[11] o nell'evitamento (mwzaimi 意味, tabù o astinenza durante un periodo impuro) di certe parole o azioni particolaricite-ref-12[12] (ad esempio le persone che hanno subito un recente lutto generalmente si astengono dal partecipare a occasioni di celebrazione perché la morte è associata all'impurità).cite-ref-13[13]
I sacerdoti che partecipano alle cerimonie pubbliche sono tenuti a sottoporsi a periodi di purificazione molto più estesi in cui devono purificare il corpo (bagno, digiuno, astinenza sessuale), la mente e l'ambiente esterno.cite-ref-21-3-1[3]
Misogi
Si ritiene che tragga origine da una leggenda citata nel mwewKojiki che ha per protagonisti mwfaIzanagi e la sorella e compagna mwfqIzanami, i principali dei del mito della creazione giapponese. Viene raccontato che Izanagi dopo essere disceso nella terra dei morti (mwfgYomi-Tsu-Kumi), per riportare sulla Terra mwfwIzanami, quando scoprì che lei si era trasformata in un demone immondo, fuggì dall'Ade e andò a purificarsi dal contatto con i morti bagnandosi nel mare.cite-ref-15[15]cite-ref-16[16]
Shubatsu
mwigShubatsu (修祓) è il rituale che prevede lo spargimento di sale sui monaci, sui fedeli o sul terreno per purificarlo. Il sale viene utilizzato come purificatore ponendo piccoli mucchi davanti ai ristoranti, noti come mwiwmorijio (盛り塩, mucchio di sale) o mwjashiobana (塩花, fiori di sale), con il duplice scopo di allontanare il male e attirare i clienti.cite-ref-17[17]cite-ref-18[18]
Spesso i partecipanti ad un funerale ricevono una bustina di sale con cui purificarsi al rientro a casa e lo stesso ingresso dell'abitazione ne viene cosparso per impedire la contaminazione della morte.cite-ref-19[19]
Anche i lottatori di sumo, prima di un incontro, spargono sale intorno all'mwmwarea di combattimento per purificarla.cite-ref-20-6-1[6]
Oharae
I riti shinto detti mwowōharae (大祓) vengono menzionati per la prima volta nel mwpamwpqNihon-shoki nel quinto anno del regno dell'imperatore mwpgTenmu (677), per poi diventare una cerimonia di corte, regolata da un capitolo del mwpwCodice Taihô, promulgato nel 701; in esso veniva disposto lo svolgimento semestrale, l'ultimo giorno di giugno e di dicembre, della Grande purificazione, mwqaōharae, specificando come realizzarla.cite-ref-20[20] Tale cerimonia, praticata dall'imperatore, da tutti i suoi funzionari e dai membri delle loro famiglie, per eliminare offese contro il mwrqmwrgkami e impurità (mwrwkegare) accumulate inconsapevolmente durante l'anno, poteva essere eseguita ad hoc, in altre date, nelle varie province, se si rendeva necessaria nel caso di eventi nefasti.cite-ref-92-21-0[21]cite-ref-22[22]cite-ref-23[23]
Il rito della Grande Purificazione, ripetuto in tutti i santuari locali due volte all'anno, prevede la preghiera di un monaco che davanti ai partecipanti agita un bastone cerimoniale secondo uno schema rituale, per lavare via le impurità di ognuno e della nazione nel suo insieme. Durante il rito, i partecipanti possono strofinare sul proprio corpo una figura umana sulla carta ritagliata, che verrà poi distrutta rimuovendo simbolicamente l'impurità.cite-ref-24[24]
La pratica, oltre che alla fine di giugno e a capodanno, viene eseguita anche in occasione dei principali festival nazionali, come rituale di purificazione di fine anno per le aziende, o in determinate occasioni, come all'indomani di un disastro.
Note
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Voci correlate
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